14th
L’importanza di mostrare il pene
E’ accaduto tutto molto velocemente. Fare le valige, usare panna acida al posto dell’olio, patate al posto della pasta, arrostino invece che prociutto e caffè americano al posto dell’espresso bruciato lacrima kristi. Dal fantastico bagno rosa sempre pulito della mamma a 4 gabinetti e 4 lavandini per 35 persone di cui 4/5 russi, che per voi non significa nulla, ma qui ha lo stesso significato di 8 bambini su 10 in un scuola bergamasca.
Poi settimana scorsa ho conosciuto un ragazzo inglese e oggi sono andato in piscina. Io ho visto il suo pene e lui ha visto il mio e fino ad ora non ho fatto che pensare a quanto fossa sana quest’abitudine; questa intimità arrivata così in fretta che ti mette subito allo stesso livello, allo stesso rango. Non credo di aver mai visto nemmeno le mutande del mio amico di infanzia ma ho visto il coso di un tizio inglese che se lo asciugava per bene mentre mi raccontava dell’ultima festa allo studentato.
Questa cosa di docce e saune con genitali al vento, mostrandoli anche con un senso di menefreghismo e noncuranza, per un italiano abituato con la mamma che sin da piccolo gli tiene l’asciugamano alzato per il cambio del costume, tutti questi cazzi di diversa forma e taglia, tutti assieme, da un giorno all’altro, sono troppi; decisamente troppi, ma ci ho fatto l’abitudine e devo dire che non dipiace più. Uscendo dalla piscina si prova come un senso di completezza nell’aver visto il coso di almeno metà dei compagni dell’università, come appagati da un senso di uguaglianza e fraternità.
Ora però mi serve qualche settimana per preparami al passo successivo, quello in cui, prima o poi, mi toccherà di capitare in una sauna dove non solo rivedrò i miei vari compagni di doccia ma anche le varie laurande all’accademia d’arte che già tutte le mattine con una mano si tengono l’asciugamano sul seno e con l’altra si lavano le ascelle, proprio nello stesso bagno, proprio nel lavandino a fianco al mio.